Tucidide, antico storico greco, fu il primo ad utilizzare il termine “archeologia” il quale stava a significare “un discorso sulle cose antiche”.
Nel corso dei secoli tale sostantivo ha mutato il proprio contenuto fino ad indicare, grazie, soprattutto, a personalità quali Winckelmann e Schliemann, la scienza che studia le antiche civiltà e i monumenti, gli oggetti e le iscrizioni da esse realizzate.
Il lavoro dell’archeologo non consiste esclusivamente nello scavo di un’area per portare alla luce i diversi strati temporali che da questa emergono: il suo compito consiste soprattutto nel classificare e collocare cronologicamente i materiali rinvenuti. Egli deve, inoltre, leggere i testi che gli antichi scrittori ci hanno lasciato e verificare se essi presentino un riscontro nella realtà.
Questa scienza si divide in diverse branche a seconda del periodo o delle zone prese in considerazione (ad es. archeologia della Magna Grecia, medievale, cristiana, subacquea, etc.).
L’archeologia oggi si avvale, grazie allo sviluppo tecnologico, di vari metodi quali, ad esempio, la fotografia aerea, utile per l’identificazione di aree che possono divenire oggetto di studio, o l’analisi al carbonio, che consente di stabilire una datazione dei reperti, anche se con un certo margine d’incertezza.
A cura di Sara Corsaro,
studentessa di lettere classiche,
indirizzo archeologico,
nella facoltà di lettere e filosofia
di Catania; partecipante alla XIV e XV campagna di scavo archeologico della Missione Italiana a Nea Paphos
(Cipro).

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