Martin Luther King, predicatore della chiesa battista dal 1947, è una di quelle persone, destinate ad essere punto di riferimento e di studio, per chiunque abbia a cuore la Causa della Pace e della Fratellanza universale.
A quel tempo, il fenomeno della segregazione razziale all’interno della società dei neri d’America (e di altre minoranze), era all’ordine del giorno: le persone di colore erano socialmente ed economicamente subordinate ai “bianchi”, i cui governi applicavano leggi ingiuste e diverse a seconda della razza.
Quello che oggi, nella nostra cultura, pare assurdo ed anacronistico, nell’America degli anni ‘50 e ’60 era la normalità.
Marciapiedi ampi e puliti per i bianchi, la strada fangosa per i neri, fontane ad altezza d’uomo per gli uni e rasoterra per gli altri, posti a sedere “riservati” sugli autobus ed altri in piedi e così via.
Il 1° dicembre, a Montgomery, in Alabama, una signora nera di mezza età, venne arrestata perché, dopo una lunga giornata di lavoro, non cedette il proprio posto sull’autobus ad un cittadino bianco sopraggiunto dopo di lei.
Per la popolazione di colore, fu la goccia che fece traboccare un vaso già colmo di lacrime.
Stanca di questi soprusi, la comunità nera, decise di riunirsi e discutere il da farsi; ciò avvenne nei luoghi di aggregazione sociale e nelle chiese; ed è proprio in una di queste, che predicava il reverendo Martin Luther King.
A Birmingham (città che subì in un anno, diciassette attentati dinamitardi ad opera dei razzisti bianchi), ebbe inizio una delle più importanti campagne di sensibilizzazione nonviolente del reverendo Martin.
Si compirono raduni di preghiera, digiuni, marce, molte conferenze e dibattiti pubblici, dove venivano spiegate le giuste rivendicazioni del movimento per i diritti civili.
Ma ancora una volta, la legge dello Stato si dimostrò permeata di spirito razzista: durante una marcia, tenuta la sera del venerdì Santo, vennero imprigionate centinaia di persone e, fra di esse (per la tredicesima volta) Martin Luther King.
Il 28 agosto 1963 fu il giorno della grande marcia su Washington: centinaia di migliaia di persone, nere e bianche, marciarono unite per chiedere un mondo migliore, un mondo diverso, dove Pace ed Uguaglianza non fossero utopie, ma realtà. Milioni di telespettatori in tutto il mondo, seguirono affascinati questa splendida dimostrazione di volontà comune.
L’epilogo fu affidato a Martin Luther King, che pronunciò il suo discorso più famoso: “I Have a Dream… Io Ho un Sogno…”, quasi una poesia in molti punti...
Nel 1964 al reverendo nero fu assegnato il Premio Nobel per la Pace.
Nel 1968, King sostenne la lotta e gli scioperi per i diritti del lavoratori della nettezza urbana. A Memphis, nel Tennessee, il 28 marzo guidò una marcia di protesta, il 3 aprile parlò davanti a quindicimila persone.
La sera del giorno dopo, 4 Aprile 1968, mentre usciva sul balcone dell’albergo in cui stava, fu assassinato con un proiettile al volto.
I vili assassini non poterono e non possono fermare l’Idea e il messaggio di Martin Luther King, bloccare il futuro che avanza né tantomeno cancellarne lo splendido esempio!
[Testo liberamente tratto -e adattato- dal sito indicato qui sotto, con il consenso degli autori]
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