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Arrivederci a settembre
di Greta Blu
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La maestra Giulia, entrando nella classe 3B l'ultimo giorno
di scuola, trovò ad attenderla sulla cattedra, in bella mostra,
un solare mazzo di girasoli e, commossa, ringraziò i suoi ragazzi
uno ad uno.
"Spero che ciò che avete imparato in questi mesi non venga
dimenticato tra una passeggiata in montagna ed una nuotata al mare.
E mi raccomando: cercate di leggere almeno un buon libro, sapete
che è importante e, oltre tutto, può diventare un ottimo amico,
non mi stancherò mai di dirvelo".
Il parlottare fitto fitto che si alzava dai banchi passò inosservato
alla giovane insegnante la quale, sorridendo, già sentiva che le
sarebbero mancati tanto quei bambini tanto dolci quanto irrequieti.
Alzò lo sguardo e incontrò gli occhi vispi ed intelligenti di
Lorenzo, al primo banco, appassionato di numeri, sempre pronto
a suggerire al malcapitato compagno che, interrogato alla lavagna,
si trovava in evidente difficoltà, in lotta con una formula
aritmetica o un problema di geometria.
La dolce Margherita stava frugando nella cartella, alla ricerca
del famoso diario dei segreti che in realtà di segreto aveva ben
poco, visto che spesso e volentieri circolava da un banco all'altro
per raccogliere pensieri e disegnini simpatici dai compagni.
"I bambini sono l'energia del mondo" pensò la maestra,
continuando ad osservare quelle creature con le quali aveva
condiviso un altro intenso anno scolastico.
I suoi occhi incrociarono quelli scuri di David che non le negò
un sorriso e le fece ciao con la mano, scacciando dalla fronte
una ciocca di riccioli neri. Il paese di origine di David era
il Marocco. Giulia ricordò il giorno in cui egli fece il suo
ingresso in classe: l'accoglienza che i bambini gli riservarono
fu a dir poco incredibile. Lo tempestarono di domande sul suo
paese, sulla sua famiglia, sulle usanze e gli vollero subito
tanto bene. I grandi non avrebbero saputo fare altrettanto.
"Quanto abbiamo da imparare da loro... I gesti, le domande,
le risate, i silenzi... Quanti segnali, quante verità ",
pensò Giulia assorta in quei pensieri.
Il giorno in cui Elisabetta entrò nell'aula con la sua sedia
a rotelle, accompagnata dalla sua mamma, i bambini le fecero
cerchio attorno curiosi e un poco intimiditi. Ma nei loro
cuori, nelle attività scolastiche, nei giochi quotidiani
Elisabetta era sempre insieme a loro, mai isolata, mai sola.
Facevano a gara a spingerla fino in cortile o a portarle lo
zainetto al portone, quando la campanella suonava la fine
delle lezioni.
Giulia aveva sempre detto ai suoi alunni che ci sono cose
che sui libri di testo non si trovano. Quelle cose si imparano
dalla vita e sono l'onestà, il rispetto degli altri, l'uguaglianza,
la bontà, ossia ciò che i grandi chiamano "valori".
Per la classe invece erano semplicemente "quelle cose che
fanno bella la vita"...
"È ora di raccogliere i vostri quaderni, ragazzi, mancano
dieci minuti alla fine", disse Giulia, richiamandoli
all'ordine.
Era felice di vederli così euforici e sorridenti. Erano un
pò come figli suoi, tutti.
La campanella annunciò che mezzogiorno era arrivato, la fine
della scuola pure.
"Ciao Giulia! Ciao maestra! Buone vacanze! Ci rivediamo
a settembre!"
"Ciao ragazzi, sentirò la vostra mancanza, statene certi!
Buone vacanze anche a voi!"
Di corsa lungo i corridoi, veloci nel scendere le scale per
guadagnare l'uscita, i ragazzi parevano tutti uguali, con
gli zaini sulle spalle che dondolavano a destra e a sinistra.
Tutti uguali, tutti speciali, tutti semplici, tutti da amare,
da ascoltare, da prendere per mano verso quel cammino meraviglioso
che è la vita. Grandi e piccoli, insieme.
Giulia, con questi pensieri nel cuore, si allontanò dalla classe 3B.
"Arrivederci a settembre".
E fece ciao con la mano...
questo racconto è dedicato ad una mia amica, una bambina stupenda che si chiama proprio come me: Greta
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